domenica 2 dicembre 2007

Auto ecologiche. Perchè non hanno successo?

Un certo allarme fra l'opinione pubblica per l'emergenza ambientale dovuta al sensibile incremento del traffico automobilistico direi che è possibile farlo risalire intorno alla seconda metà degli anni '70 (chissa perchè tutto sembra essere iniziato in quegli anni!).
Prima lo "shock petrolifero" dovuto all'improvviso aumento del costo del grezzo deciso dai Paesi produttori di petrolio, poi i primi rapporti sulla qualità dell'aria, soprattutto nei grossi centri, sulla formazione del buco nella fascia di ozono, sullo scioglimento dei ghiacciai e infine sul riscaldamento globale del pianeta hanno via via creato sempre più preoccupazioni e dubbi sul cosiddetto "modello di sviluppo" fino ad allora seguito.
Da allora, nonostante lo sviluppo di una certa coscienza ecologistica fra la popolazione (un po' meno forse fra i nostri governanti), gli accordi di Kioto e la diffusione di informazioni e dati sempre più allarmanti circa le sorti future del nostro pianeta ben poco è stato fatto, anzi per certi versi la situazione ambientale si è ulteriormente aggravata, tanto che per alcuni scienziati ci troviamo già in una situazione di "non ritorno".
L'inquinamento dovuto al traffico automobilistico rappresenta solo una quota, sia pure importante, dell'inquinamento complessivo (mi limito a parlare del solo inquinamento dell'aria, tralasciando quello acustico e luminoso), ma per quanto riguarda le città è il principale, se non unico, agente responsabile dell'emissione e della concentrazione del monossido di carbonio e di numerose altre sostanze nocive attualmente presenti nell'aria.Tutti ormai sappiamo, se non altro a livello olfattivo, che l'aria delle nostre città è diventata un pericolo per la nostra salute e, in particolare, per quella dei nostri bambini e dei nostri anziani.
A prescindere dalle numerose patologie polmonari e cardiache che attualmente, almeno per quanto riguarda il loro aggravarsi, vengono direttamente correlate alla qualità dell'aria, si calcola che almeno 80.000 morti l'anno in Europa siano imputabili all'inquinamento atmosferico ed in particolare alla esposizione al particolato (il PM10, le famigerate polveri sottili) prodotto dal traffico automobilistico.Si è reso necessario monitorare costantemente la qualità dell'aria delle grandi città ed i valori registrati sono spesso al di sopra dei limiti consentiti. Ecco allora i tanto odiati (dagli automobilisti) blocchi del traffico decisi dai sindaci nella speranza di far rientrare la qualità dell'aria entro parametri "giusti", ecco levarsi invocazioni affinchè il vento spiri più forte e sposti "altrove" le micidiali polveri, ecco improvvisarsi "danze della pioggia" affinchè le polveri precipitino a terra (ma dopo dove vanno a finire?).Qual è stato in questi anni l'atteggiamento delle case costruttrici di automobili nei confronti dell'ambiente?Per molti decenni, a mio avviso, di assoluta indifferenza e di disconoscimento del problema.
Ma questo non deve assolutamente stupire, è nella natura delle cose: le case automobilistiche, come del resto le imprese in generale, non hanno, in una economia di mercato, per loro stessa natura e con buona pace dei padri del pensiero liberale, lo scopo etico di promuovere il bene comune quanto quello di produrre profitto e di conquistare quote di mercato sempre più importanti.Fin quando il consumatore non ha cominciato a domandare automobili con più bassi consumi e con un minore impatto per l'ambiente, fin quando la Comunità Europea e i singoli stati, sull'onda di questa richiesta, non hanno iniziato ad imporre parametri più restrittivi in favore di una maggiore salvaguardia dell'ambiente, che motivo avevano le case automobilistiche di modificare la propria politica aziendale?
Certo, una volta avviato il cambiamento nei gusti e nelle aspettative della gente, si è aperta la corsa!
Resta in me, però, un po' di rammarico per un certo ritardo con cui questa trasformazione si è avviata e per le scelte sempre unidirezionalmente rivolte per tanto, troppo tempo verso l'utilizzo dei derivati del petrolio come il principale se non unico combustibile per le automobili.
Un esempio concreto e lampante di quanto affermato precedentemente può essere costituito dal caso delle automobili alimentate a metano o a GPL.
In particolare le auto a metano, forse impropriamente assimilate alla categoria delle "ecologiche", presentano però dei concreti vantaggi dal punto di vista ambientale rispetto a quelle a benzina e a gasolio.
Innanzitutto il metano non è prodotto da processi di raffinazione per cui non si hanno gli effetti dannosi sull'ambiente prodotti invece dalla raffinazione del petrolio.Il suo utilizzo, inoltre, non scarica polveri sottili nell'aria e produce il 14% in meno di emissioni di CO2 rispetto alla benzina e il 18% in meno rispetto al diesel.
Sin dagli anni '50 numerosi automobilisti, attratti probabilmente più dal risparmio in termini economici ottenuto dal minor costo del carburante che per motivazioni di carattere ecologico, hanno provveduto a proprie spese a far modificare il motore della propria auto in favore dell'alimentazione a metano, rinunciando ad un 10/15% di potenza del motore stesso.
Le case automobilistiche? Assolutamente niente: fin quando il fattore"ecologia" non è diventato nel mercato auto un potenziale business in funzione appunto dell'accresciuta coscienza ecologista della popolazione hanno assolutamente snobato il metano come fonte alternativa di carburante e solo da pochissimi anni hanno iniziato a produrre automobili di serie alimentate a metano.
Vediamo ora di fare una breve e necessariamente limitata carrellata delle cosiddette "auto ecologiche".
Quelle a trazione elettrica sono state fra le prime auto "alternative" ad essere sperimentate.
Tralasciando le modalità con le quali viene attualmente prodotta l'energia elettrica (cioè le modalità "non pulite" che generano comunque problemi per l'ambiente), le auotomobili elettriche sono ad emissione nociva "zero".
Anche se non si direbbe, attualmente c'è un'offerta impressionante di veicoli azionati da motori elettrici, sia per quanto riguarda la tipologia dei veicoli stessi, sia rispetto alle prestazioni che sono in grado di offrire.
Oltre ai classici automezzi elettrici da lavoro (carrelli elevatori, muletti, ecc.), oggi è possibile acquistare scooter, scooter a tre ruote (tipo le storiche "Ape"), quadricicli, citycar, furgoni commerciali, taxi, minibus, scuolabus, ambulanze, bus, ecc. tutti funzionanti unicamente con batterie ricaricabili elettricamente.
Ma non solo, modelli commerciali di case automobilistiche famose sono disponibili in versione elettrica: la Master della Renault, La Sprinter della Mercedes, la Panda van, la Berlingo, ecc.Numerose amministrazioni comunali, fra le quali Firenze, Roma e Milano hanno elaborato dei protocolli che prevedono forti incentivi all'acquisto di auto elettriche: contributi in denaro, esenzione dal bollo per 5 anni (successivamente si paga il 25% del dovuto), dimezzamento delle spese assicurative, ecc. ed hanno al contempo provveduto ad installare in vari punti delle rispettive città colonnine di ricarica ad uso dei veicoli elettrici.
Il costo medio di una citycar di piccole dimensioni è di circa 10.000 euro; può circolare liberamente anche nelle ZTL e richiede per la guida il conseguimento del patentino previsto per i ciclomotori.Il punto debole degli autoveicoli elettrici è sempre stato l'autonomia delle batterie (ed i relativi tempi di ricarica).
Questo limite per certi versi permane tuttora: un auto elettrica può percorrere mediamente con una ricarica dai 60 ai 200 Km (secondo il modello e la tipologia del veicolo) raggiungendo una velocità massima di 90 km/h. Non può quindi proporsi realisticamente di sostituire in toto l'auto tradizionale, ma può a mio avviso trovare sicuramente una diffusione ben maggiore di quanto abbia oggi.
Basti pensare a quanti autoveicoli a benzina vengono oggi utilizzati esclusivamente nel ciclo urbano, oltre a quelli di molti semplici cittadini: scuolabus, auto delle amministrazioni locali e delle aziende pubbliche e private (poste, gas, enel, ecc), bus e così via e quindi a quanta meno aria irrespirabile avremmo con una maggiore lungimiranza da parte di questi enti!
A chi fosse interessato ad approfondire l'argomento consiglio una visita al sito www.aae.it.
Un piccolo accenno vorrei farlo anche a proposito delle auto ad energia solare.
Finora non è ancora stato trovato un utilizzo convincente della tecnologia dei pannelli fotovoltaici applicata alle automobili.
E' vero che ogni anno (mi sembra nei deserti australiani) si svolge una kermesse per prototipi di auto alimentati ad energia solare, ma si tratta di modelli francamente poco proponibili sotto il profilo commerciale: super leggeri, con una superficie molto ampia per catturare energia sufficiente alla trazione, scomodissimi, eccetera.
Le cito solo per tributare tutta la mia simpatia ed ammirazione a quegli inventori della domenica, a quei "folli visionari" che con poche migliaia di euro di investimento ed al chiuso dei loro garage e delle loro cantine continuano ad alimentare questo loro sogno di un mondo più pulito.
Resto comunque convinto che, anche nel campo delle auto delle auto alimentate ad energia solare, una seria ricerca scientifica sostenuta dalle case automobilistiche avrebbe potuto e potrebbe ancora produrre risultati estremamente interessanti.
Una breve menzione anche per la ipotesi di auto azionate ad aria compressa. Il progetto di ricerca scientifica che ruota intorno a questa opzione si basa su una semplice tecnologia meccanica: immettere nel motore aria compressa ad una pressione di 300 atmosfere in grado di trasformare l'elettricità prodotta dalla sua decompressione in movimento.
Si immette ARIA e si espelle ARIA! L'aria potrebbe essere immessa nei serbatoi sia in apposite stazioni di servizio (eventualmente alimentate elettricamente da energia eolica o solare), sia attraverso semplici compressori domestici alimentati dalla normale rete elettrica.
Non mi risultano, purtroppo, attualmente in commercio auto basate su questa tecnologia.In realtà tempo addietro avevo letto di una ditta italiana (la Eolo Italia) che annunciava l'imminente commercializzazione di un auto ad aria compressa e in grado di avere nel ciclo urbano una autonomia di 200Km ed una velocità di punta di 110 km/h.
Nei giorni scorsi sono andato a vedere il sito di questo produttore ed ho trovato solo un annuncio di vendita del dominio: evidentemente, a meno di gradite smentite, il progetto non è andato più in porto.
Le automobili cosiddette "ibride" invece costituiscono senza dubbio un segmento molto importante e tecnologicamente avanzato del settore "auto ecologiche".
Dal punto di vista ecolologista rappresentano in qualche modo un compromesso: la loro pecurialità consiste infatti nell'essere dotate di un doppio motore, uno elettrico, che entra in funzione fino ad una velocità di 50 km/h (quindi nell'intero percorso urbano!) e uno tradizionale a combustione per le velocità più sostenute.
In alcune fasi della guida i due motori lavorano in sinergia per ottimizzare i consumi e ridurre quindi l'emissione di CO2.Le batterie del motore elettrico si ricaricano normalmente da sole attraverso un meccanismo che convoglia l'energia prodotta dal sistema frenante alle batterie stesse.
Anticipatrice di questa grossa novità tecnologica è stata, tanto per cambiare, la casa automobilistica Toyota che nel 1997 ha immesso sul mercato la Toyota Prius e che in questi giorni ha festeggiato un milione di macchine di questo modello vendute in tutto il mondo.
Con la stessa concezione tecnologica, la Toyota ha poi commercializzato altri due modelli: un fuoristrada, la Lexus Rx 400h, e una gran turismo da 400 cavalli, 6 cilindri e 3500 di cilindrata, la FT-HS.
Altra casa automobilistica che ha seguito l'esempio della Toyota è la Honda con la versione Hybrid della Civic. Le caratteristiche funzionali sono identiche alla Prius.
Assolutamente innovativo e fantastico è invece il dispositivo che spegne il motore ai semafori e lo riaccende con una semplice pressione sull'acceleratore: come quando lo screen saver del nostro computer oscura il monitor per entrare in una modalità di risparmio energetico e con un semplice movimento del mouse o con la pressione di un tasto qualsiasi lo riattiaviamo!
Assolutamente fuori da questo mercato, almeno per il momento, le case automobilistiche europee e nordamericane.Mettendo da parte il fuoristrada e la granturismo della Toyota (il perchè di una simile scelta costruttiva per due modelli di auto assolutamente non indicati per il ciclo urbano sinceramente mi sfugge), sia la Prius che la Civic sono due berline con caratteristiche assolutamente accattivanti: sono auto comode e spaziose, forniscono elevate prestazioni, dispongono di ampi bagagliai e sono dotate dei più innovativi dispositivi tecnologici in termini di sicurezza e di funzionalità.
Il loro prezzo è di circa 25.000 euro e, con gli incentivi statali per la rottamazione e altri incentivi delle case costruttrici, si può ottenere uno sconto di 2.800 euro.
Insomma sono due ottime automobili (vi invito a visionare le brochures o a recarvi presso un concessionario per rendervene conto di persona) ad un prezzo accessibile e maggiormente rispettose del nostro habitat (possono circolare tranquillamente anche con il blocco del traffico più assoluto).
Ma allora perchè non hanno successo?
Questa domanda mi frulla per la mente senza riuscire a darmi risposte convincenti e definitive.I dati sono scoraggianti, almeno per noi europei (per non parlare dei dati riferiti alla sola Italia): le percentuali di vendita di auto ibride nel nostro continente, sia in assoluto rispetto all'intero parco auto, sia in termini relativi rispetto alle auto ibride vendute nel mondo, sono assolutamente irrisorie!Oggi quello di una auto a motore ibrido è un acquisto "militante": le acquistano Beppe Grillo e pochi altri.
Anche da parte dei nostri amministratori, che potrebbero dare il "buon esempio", c'è una assoluta latitanza: quante delle famose "auto blu" o del parco auto a disposizione dei dipendenti pubblici sono automobili ecologiche di un qualche tipo?
Mi chiedo anche però: perchè questo sistema a motore ibrido non viene commercializzato per delle auto utilitarie? Ci sono impedimenti di carattere tecnico? Se così non fosse, la commercializzazione di auto con cilindrate più basse (le più vendute!) con motori ibridi non permetterebbe di abbassare ulteriormente i costi di produzione (le famose economie di scala) e di rendere pertanto maggiormente appetibile al grosso pubblico l'acquisto di automobili più ecologiche?
Veniamo infine all' alimentazione ad idrogeno, il "sogno" forse più concreto per quanto concerne automobili ad emissioni nocive zero: immettere idrogeno allo stato liquido ed espellere vapore acqueo!
I primi esperimenti sull'idrogeno risalgono addirittura al 1959. Successivamente la NASA ha sviluppato notevolmente la ricerca in funzione delle missioni spaziali, tanto che già dagli anni '60 ha iniziato ad utilizzare vettori per lo spazio alimentati ad idrogeno.
Naturalmente gli scontati interessi statunitensi in campo petrolofero ha fatto sì che la ricerca finalizzata all'impiego di questo "combustibile" ai mezzi di trasporto terrestri si muovesse con notevole ritardo e solo dopo che la "domanda" di combustibili non inquinanti ha raggiunto livelli di mercato interessanti.
Attualmente tutte le più importanti case automobilistiche dispongono del "know how" per la costruzione di auto ad idrogeno o stanno sperimentando motori in questo campo.
E' da molto tempo risaputo che a Monaco di Baviera, per esempio, la Bmw utilizza a titolo sperimentale già da un po' di tempo 15 auto a idrogeno liquido per il servizio navetta dei propri dirigenti dall'aeroporto alla sede della società. Sono auto che impiegano circa dieci minuti a fare il pieno e hanno un'autonomia di circa 400 chilometri.
Il problema delle auto ad idrogeno quindi non riguarda più la tecnologia dei motori quanto piuttosto quello di come ottenere idrogeno allo stato puro in un quadro di compatibilità economica e senza impatti ambientali negativi.
L'idrogeno, come è riasaputo, non è presente in natura allo stato puro ma si trova contenuto in grosse quantità ad esempio nell'acqua.
Esso può essere estratto con un processo abbastanza semplice di ettrolisi, ma questo processo consuma molta elettricità: se questa a sua volta continua ad essere prodotta attraverso i metodi tradizionali che utilizzano risorse non rinnovabili ci troviamo di nuovo di fronte al famoso gatto che si morde la coda!
In questi termini la tecnologia dell'idrogeno risulta ancora troppo costosa e il suo rendimento complessivo ancora insoddisfacente.
E' proprio di questi giorni, comunque, l'annuncio clamoroso dato dalla GM che progetta di commercializzare auto a idrogeno entro il 2011. Se questa promessa sarà mantenuta si assisterebbe ad un bel effetto domino fra tutte le altre case automobilistiche!
Non ci resta che incrociare le dita ed aspettare.Quale sarà il futuro delle nostre automobili? Difficile dirlo. Quello che è fortemente probabile (e che io auspico) è che fra pochi anni le auto alimentate con i derivati del petrolio saranno una razza in via di estinzione. Ad avallare questa mia speranza c'è il dato di fatto che fra pochi decenni il petrolio (in quanto fonte di energia non rinnovabile) comincerà la sua fase discendente in termini di disponibilità (non oso pensare agli sconvolgimenti politici ed economici che questo processo comporterà...) per cui diventerà antieconomico il suo utilizzo.
Non sono uno di quelli pervasi di fiducia cieca e sconfinata nei confronti del progresso inesorabile della tecnologia, ma non mi sento neanche ispirato da sentimenti luddisti di settecentesca memoria, nè mi sembrano realistici per la soluzione dei problemi che ci troviamo ad affrontare sul piano ambientale i generici e ideologici appelli di chi dice "andiamo tutti in bicicletta".
L'Italia detiene il record mondiale di automobili in rapporto alla popolazione: nel 2000, ultimi dati a cui ho potuto accedere, c'erano 56 automobili ogni 100 abitanti e in questi ultimi 7 anni le cose non saranno certo migliorate!Incrementare il trasporto su rotaia per i grandi spostamenti (specialmente delle merci) e migliorare i servizi pubblici per il ciclo urbano sono certamente obiettivi da raggiungere al più presto per alleviare in maniera significativa il problema del traffico, ma rendere disponibili ed accessibili immediatamente mezzi di trasporto non inquinanti è l'unica soluzione possibile per cercare di rimediare ai danni che abbiamo prodotto in questi anni sull'aria che respiriamo nelle nostre città!

14 commenti:

giadatea ha detto...

bellissimo trovarti anche sui blog, ti aggiungo subito ai link amici e ti faccio un po' di pubblicità tra il giro degli opinionisti di cioa (pencid mi chiama la spammer...) praticamente i link sono importanti perchè i motori di ricerca calcolano la tua "importanza" e di conseguenza la tua collocazione sulle pagine di ricerca anche considerando quante volte sei linkato. Non so quale sia la tua esperienza in fatto di blog, io ne avevo avuti in passato ma a livello di diario, e non mi ero mai preoccupata di approfondire il mondo che c'è dietro, che è del resto molto interessante. In pratica i primi passi che ti consiglio di fare sono l'iscrizione a technorati e poi a blogitalia (praticamente da qualsiasi blog trovi i link, cliccandoci finisci sul sito) technorati si occupa di redigere la classifica dei blog mondiali e blogitalia usa i dati come riferimento nazionale. Servono per aumentare la tua visibilità e il page rank.
E ora vado a fare la spammer!!!!

prodotti&opinioni ha detto...

complimenti per il blog!

giadatea ha detto...

behm sta prendendo forma....

Stefania (alias zstefy) ha detto...

ciao!interessante il tuo post, ed annosa la questione di rendere i mezzi pubblici più alla portata di tutti..ma non conviene ancora alle aziende automobilistiche, devono vendere!:-) ti linko nel mio blog, a presto!

Matteo L. ha detto...

Benvenuto nel magico mondo dei blog e di blogger. Trovo molto interessante e veritiero il tuo post. Siccome penso il tuo blog diventerà interessante, ti va di far scambio link? Ora io vado a linkarti da me. Ti aspetto su TEO NEWS per commentare su tutto ciò che posto e per darmi consigli. Ti consiglio di iscrivere il tuo blog a Technorati così col tempo potrai avere più visibilità. Ti aspetto! Ciao e grazie

Davide ha detto...

http://donaamattiaunsorriso.blogspot.com/

giadatea ha detto...

ciao, passata a salutarti, ho un po' di problemi con il pc, ho formattato il fisso e se non riesco a riavviare window con quest'ultimo, esasperante tentativo, domani lo porto alla clinica.... solo che con il portatile non posso fare un granchè... è vechcio e malandato, ma parlo di pc o di cosa? E tu, come ti trovi tra i blog?

prodotti&opinioni ha detto...

Buona serata e non ti stancare gli occhi al PC...

giadatea ha detto...

hei che stile che sta prendendo il tuo blog

sabrina ha detto...

ottimo blog ^__^

Gemella Monella ha detto...

argomento complesso ed interessante che mi interessa molto visto che sono un pendolare della fantastica (...) A4 tratto BG-MI. Da pochi mesi sono passato al metano e... mi sembra di aver scoperto il paradiso. Costi dimezzati, impatto ambientali ridottissimo, e ti posso assicurare che di macchine a metano se ne vedono sempre di più. Speriamo non sia solo una moda passeggera. Ciaooooooo :D

sauvage27 ha detto...

Tante cose non sapevo...e che non saprò mai... , ..mandi mandi ...Loris...

Vincenzo ha detto...

Ciao "vecchia talpa" interessante il tuo blog. Se ti ti va ti propongo uno scambio di link col mio...io vado ad aggiungerti tra i siti amici, ciao alla prossima!

Anonimo ha detto...

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