martedì 18 marzo 2008

DePILiamoci

Qualche sera fa, all'inizio della trasmissione televisiva Report, una voce fuori campo ha letto alcuni brani di un discorso pronunciato il 18 marzo 1968, tre mesi prima di essere ammazzato, da Robert Kennedy, candidato democratico alle elezioni presidenzali degli Stati Uniti D'America, presso l'università del Kansas .
Quelle poche frasi mi hanno sinceramente toccato nell'intimo: mai ho ascoltato parole così semplici e chiare ma allo stesso tempo così veritiere e lungimiranti sul Prodotto Interno Lordo, uno dei miti intoccabili della nostra società contemporanea, in nome del quale tutti i veri valori umani vengono in secondo piano.
Ho voluto perciò fare una breve ricerca su quel discorso, che ho ritrovato pubblicato, insieme ad un video, sul sito http://www.benessereinternolordo.net/, all'interno del quale è stata lanciata una campagna chiamata dePiliamoci, che ha già raccolto l'adesione di numerose personalità, associazioni e cittadini e che proprio oggi, 18 marzo, ha organizzato presso l'Università di Bari, in occasione del quarantennale del suo pronunciamento, lo svolgimento di un convegno per dibattere l'attualità di quel discorso.
Sperando di farvi cosa gradita, ne pubblico il testo ed il video.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

(Robert Kennedy)


domenica 10 febbraio 2008

Yes, we can

Forse deluderò qualche amico probabilmente molto più duro e puro di me, ma le primarie che si stanno svolgendo negli USA in questi giorni, soprattutto in campo democratico, non mi lasciano del tutto indifferente.
Prevedo già alcune obiezioni: è una lotta interna al sistema, uno o l'altro è lo stesso, tanto peggio tanto meglio così si acuiscono le contraddizioni, ecc.
Per me non è così.
Dando per scontato che una vittoria dei Democratici è ovviamente di gran lunga preferibile ad una dei Repubblicani (non è lo stesso, tanto per fare qualche esempio, se diventa Presidente dello Stato più potente al mondo un altro guerrafondaio o uno che vuole invece modificare la politica estera del suo Paese in senso meno interventista, uno che vuole lasciare immutata la vergognosa legislazione americana in materia di sanità o uno che vuole cercare di cambiarla , uno per cui i milioni di homeless sono solo un dato statistico o al più un fatto folcloristico o uno che vuole dare maggiore dignità ai cittadini), dichiaro apertamente la mia simpatia per Obama, pur essendo consapevole di tutti i suoi limiti.
Per chi come me ricorda, infatti, ancora le lotte degli afroamericani negli anni '60 per ottenere i più elementari diritti di uguaglianza (nella Nazione considerata universalmente il campione della Democrazia!), quali ad esempio frequentare una qualsiasi scuola o sedersi in autobus senza dover cedere il posto ad un bianco o entrare in un locale pubblico senza essere allontanati, l'idea di un Presidente progressista di colore, a costo di essere accusato di razzismo alla rovescia, non può non piacere veramernte molto.
Piuttosto più confuse sono invece le mie idee per quanto riguarda il nostro Paese in riferimento alle prossime elezioni legislative: che dobbiamo fare?
Ho già ricevuto da un amico l' invito ad una campagna di annullamento della scheda elettorale per dare un forte segnale di protesta contro il sistema politico e devo dire che l'idea ha una qualche suggestione, soprattutto a seguito delle cocenti delusioni patite nell'ultimo biennio.
Ma in fondo in fondo non sono convinto: l'idea di ridare per altri cinque anni (se tutto va bene!), passivamente e senza alcun tentativo o testimonianza di oppormi, la guida del Paese al "presidente-operaio", al suo partito-azienda e all'armata dei suoi avvocati difensori, con la solita storia dei conflitti di interesse e delle leggi "ad personam" e soprattutto con la solita politica antipopolare, mi sembra che vada al di là di ogni mia possibilità di resistenza psichica.
D'altra parte, l'idea "cannibale" di Veltroni di contrastare l'inevitabile correndo da solo mi sembra non solo destinata a perdere ma addirittura suicida, perchè di fatto rende inutile non solo votare per schieramenti più antagonistici, ma addirittura per il suo stesso partito!
Scusate la forse poca chiarezza di questo post, ma riflette pienamente la confusione che ho in testa.
Datemi qualche consiglio o, se non potete, almeno un po' di conforto!!!!


domenica 6 gennaio 2008

Sparami!

Molto volentieri aderisco all'invito dell' amico Vincenzo (http://vincenzocaldarola.blogspot.com/) di pubblicizzare questo video da lui realizzato e prodotto (come dice lui: di diffonderlo come un virus!).
Con la musica dei 99 Posse, Vincenzo ci propone un montaggio molto ben realizzato di immagini che ci parlano di diritti, solidarietà, giustizia, integrazione, diversità, tolleranza, rifiuto della guerra e della violenza: valori elementari che nel terzo millennio dovrebbero ormai essere considerati acquisiti dall'umanità.
Purtroppo sappiamo tutti che non è così e le immagini scelte da Vincenzo stanno lì a ricordarcelo.


giovedì 27 dicembre 2007

I Lakota Sioux

Per una volta non sono stati i "visi pallidi" a dichiarare "carta straccia" gli oltre 150 trattati che dal 1868 hanno cercato di regolare i sempre difficili rapporti fra il governo degli Stati Uniti e il popolo dei nativi d'America: poco prima di Natale una delegazione di indiani Lakota, gli stessi che nel 1876 guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto inflissero nella mitica battaglia di Little Big Horn all'esercito americano una delle più clamorose sconfitte della sua storia, ha presentato al Dipartimento di Stato Americano una dichiarazione in cui si annuncia in maniera unilaterale la recessione da tutti gli accordi e la rinuncia alla cittadinanza americana. Non solo: fra qualche giorno cominceranno a rilasciare patenti e passaporti, non pagheranno più le tasse e intraprenderanno relazioni diplomatiche con diversi Paesi.
Il perchè di una simile decisione non credo richieda eccessive spiegazioni: sin dall'inizio gli stessi "visi pallidi" hanno sempre considerato quei trattati una pura formalità e non hanno mai esitato a violarli ogniqualvolta nei territori assegnati agli indiani venivano scoperti nuovi giacimenti ricchi di oro, argento, rame e piombo o la "fame di terra" dei sempre più numerosi coloni bianchi richiedeva una redifinizione dei confini delle "riserve".
Da sempre la storia degli indiani in rapporto alla "civiltà" è stata una storia di derportazioni, massacri, emarginazione, espropriazione, inganni e spoliazione culturale.

L'ultima beffa per gli indiani d'america si è consumata nel 1926, quando il governo federale concesse loro la cittadinanza Americana: da quel momento ogni loro precedente diritto sancito dai trattati decadde anche in maniera formale perchè contestualmente il governo dichiarò di non poter riconoscere alcun trattato sancito con i propri cittadini ma solo con altri Stati.

Quello dei Lakota è sicuramente destinato a rimanere poco più che un gesto simbolico ma non posso fare a meno di esprimere tutta la mia simpatia per questi pochi "pazzi" temerari che osano, in nome della propria dignità e del proprio orgoglio di popolo libero, sfidare ancora una volta il "gigante" (e che gigante!).